Home Flammulaster Flammulaster carpophilus var. subincarnatus (Joss. & Kühner) Vellinga 1986

Flammulaster carpophilus var. subincarnatus (Joss. & Kühner) Vellinga 1986

Piccolo fungo sapientemente studiato e determinato dal Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

foto 800x536

dalla scheda presente in Forum:

Quadro macroscopico della raccolta
Pileo 5-10 mm, all'inizio da emisferico a paraboloide, in seguito convesso, infine piano-convesso.
Cuticola di color ocra chiaro abbastanza uniforme in tutta la superficie. In gioventù, la porzione discale
risulta ornata da fine granulosità forforosa o fioccosità di colore beige, più labile verso la periferia e
con il margine da fortemente forforoso a ciliato. In vecchiaia da molto finemente granulosa a liscia,
opaca e con lievi toni rosati.
Lamelle adnate allo stipite, larghe più volte lo spessore della carne pileica, piuttosto spesse, convesse,
molto spaziate (da 9 a 15 lamelle negli esemplari adulti), intercalate da 1-3 (5) lamellule, in gioventù ocra
molto chiaro poi concolori al pileo, filo lamellare bianco, finemente ciliato.
Stipite 5-15 x 1-2 mm, cilindrico o leggermente allargato verso l'alto, diritto, alle volte sinuoso, concolore
alla superficie pileica fistoloso, ornato da fioccosità e corte ciglia più chiare. base appena allargata, piatta,
strigosetta per i numerosi peli ifali di colore bianco che la ricoprono.
Carne esigua, lievemente ocracea; odore e sapore non testati.

Osservazioni
Sistematicamente, F. carpophilus var. subincarnatus, per le spore a parete sottile "più o meno collassante",
di color giallastro chiaro se osservate in H2O al microscopio, le lamelle per lungo tempo giallo pallido o
ocra pallido, e il diametro pileico ≤10 mm, o appena di poco superiore, si colloca nella Sezione Flammulaster
dell'omonimo genere.
Nella medesima Sezione coesistono diverse entità non da tutti accettate in quanto esistono pareri differenti
fra i vari Autori. Nel suo studio sul genere Flammulaster, Vellinga (1986), sostiene che i caratteri differenziali
di F. subincarnatus, in quanto rientranti nella variabilità fenotipica di F. carpophilus var. carpophilus (Fr.) Earle 1909,
non sono tali da mantenere separato il taxon a livello specifico quindi lo riconduce a livello varietale di quest'ultimo e,
per le medesime motivazioni, ricombina a livello varietale pure F. carpophiloides (Kühner) Watling 1967 e
F. rhombosporus (G.F. Atk.) Watling 1967.
Per contro, il Prof. Marcel Bon (1992), riconosce il rango il rango specifico di F. carpophiloides, F. rhombosporus
F. subincarnatus
.
Noi, in passato, abbiamo studiato un'ulteriore raccolta di F. subincarnatus, ed anche in quel caso ci siamo imbattuti
in tipologie di spore e cheilocistidi molto simili "se non identiche", a quelle riscontrate nella raccolta in oggetto.
Sembra singolare il fatto che, una specie, se pur simile nell'habitus, ma con due caratteri "spore e cheilocistidi",
sostanzialmente differenti, possa essere trattata come "rientrante nella variabilità fenotipica" di un'altra specie,
la quale dimostra una micrografia visibilmente differente.
In ogni caso, abbiamo avuto l'occasione di constatare, e qui segnaliamo, un particolare che potrebbe far riflettere
sulle effettive "sostanziali" differenze di alcuni caratteri, nel nostro caso microscopici, che sembrerebbero non
modificabili nelle forme ma che, di fatto, lo sono.
Si tratta delle spore e delle loro forme e misure che, in questa occasione, sono state prelevate da una porzione
lamellare ed hanno dimostrato un evidente e pronunciato dimorfismo, tanto che, abbiamo voluto fare una
misurazione di 100 unità per confrontarle con quelle misurate sullo stipite e inserite nella scheda descrittiva.

 

Design Stefano Pisciella

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