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Psathyrella



Psathyrella piluliformis (Bull.) P.D. Orton 1969

Descrizione tratta dal sito dell'amico Salvatore Saitta

La Psathyrella piluliformis è un fungo molto comune che cresce a gruppi numerosi di esemplari fascicolati su legno morto di latifoglie (Fagus e Quercus), ceppi o tronchi, nei boschi, in autunno. Il cappello, 1,5-6 cm, è da emisferico a campanulato-conico, poi convesso e appianato, talvolta con un largo umbone ottuso, con il margine ondulato, non striato, fibrilloso e poi appendicolato da leggeri resti di velo, con la superficie liscia, opaca, talvolta granulosa o rugosa, igrofana, di colore bruno-rosso scuro con il tempo umido, bruno-giallastro col secco, a partire dal centro. Le lamelle sono più o meno adnate e fitte, di colore biancastro poi grigio-bruno chiaro e infine bruno-scuro, con il filo biancastro. Il gambo, 3-9 cm di altezza, è robusto, cilindrico, talvolta ingrossato alla base, dritto o flessuoso, cavo, con la superficie fibrillosa, ornata da resti di velo in alto, brillante, di colore biancastro ma bruno-isabella verso la base. La carne è bruno rossastra da umida, grigio brunastra col secco, con odore fungino debole.

La Psathyrella piluliformis è senza valore alimentare, ed è una delle più facili da determinare nel suo genere per il cappello igrofano, la mancanza di anello e la crescita fascicolata su legno.

Microscopia eseguita dal Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

 

Psathyrella microrrhiza f. pumila Kits van Wav. 1985

Stupenda Psathyrella trovata nei luoghi molto azotati, all'interno di un ex recinto per il ricovero
notturno dei muli usati per il trasporto e recupero della legna. Ceppo 2011.

Raccolta determinata dal Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

Foto 800x536

Estratto dalla scheda presente in Forum:

Descrizione macroscopica della raccolta
Pileo Ø 5-10 (20) mm, all'inizio subemisferico, quindi campanulato, alle volte con un basso umbone
ottuso, liscio, igrofano, ocraceo a tempo umido grigio con il tempo secco, striato al margine per
trasparenza con l'umidità. Velo ifale, di colore bianco, fibrilloso, a scaglie o fiocchi, abbondantissimo
nei primordi ed ai primi stadi di sviluppo, appezzabile ad occhio nudo anche negli esemplari maturi.
Lamelle adnate, ventricose, inframezzate da 1-3 lamellule, all'inizio bianche, presto grigiastre, quindi
grigio-nerastre e con filo lamellare interamente bianco.
Stipite 40-50 x 1-2 mm, molto esile, liscio, striato e pruinoso all'apice, in gioventù ricoperto totalmente
dal velo, poi finemente fibrilloso, sericeo, totalmente bianco o biancastro, base ricoperta da fasci di peli
strigosi di colore bianco.
Carne esigua, acquosetta, odore e sapore non testati.

Osservazioni
all'interno della sezione Psathyrella, P. microrrhiza f. pumila si riconosce macroscopicamente per la taglia
esile, il pronunciato velo degli esemplati giovani, presente, in minor quantità, anche negli esemplari adulti
e per il filo lamellare bianco. Microscopicamente, i grandi pleurocistidi lageniformi e con lungo peduncolo,
possono essere un aiuto nel tentativo di determinazione
Molto vicina al complesso di Psathyrella gracilis, e più precisamente alla fo. gracilis e fo. albolimbata le quali
non presentando il filo lamellare segnato di rosso, si differenziano solo per la totale mancanza di velo già nei
giovani esemplari. Microscopicamente, per la trama lamellare incolore.
Anche le specie gravitanti attorno a Psathyrella prona, sono molto vicine alla specie da noi presa in esame,
anch'esse si possono differenziare, macroscopicamente, quando non presentano il filo lamellare segnato di
rosso, per la mancanza di velo già nei giovani esemplari e per la base dello stipite non ornata da peli strigosi
ma di un piccolo bulbo. Microscopicamente, per la trama lamellare incolore.

 

Psathyrella spadicea (Schaeff.) Singer 1951

Un fungo che ci ha fatto penare un pò per identificarlo tanto è stata la confusione che macroscopicamente  ha generato, la somiglianza ad altri Generi lo rendono, al primo incontro, molto confondibile. L'espereinza degli amici del Forum AMB di Muggia
e soprattutto l'analisi micro hanno smascherato il vero nome del fungo che risulta non di facile ritrovamento, un'altra perla arricchisce il nostro sito e la nostra Terra.

Foto 800x536

estratto della scehde presente nel Forum:

Descrizione macroscopica
Basidiomi di taglia media, carne scarsa, acquosa, a crescita cespitosa, terricoli.
Pileo Ø 20-70 mm, all'inizio emisferico, quindi convesso, infine applanato-ondulato con o senza
un basso umbone ottuso, margine a lungo involuto. Poco o per nulla igrofano. Cuticola liscia,
spesso screpolata a zone, di colore marrone testa di moro nella porzione discale, più o meno
macchiata di ocraceo nelle zone adiacenti l'orlo; margine intero, non striato. Velo non appezzabile.
Lamelle emarginate, sinuose, all'inizio ocracee via via più scure, infine marrone tabacco,
intercalate da 3-4 lamellule,
filo lamellare finemente crenulato, di colore bianco.
Stipite 30-90 x 3-10 mm, cilindrico, diritto o leggermente ricurvo, liscio, finemente pruinoso
all'apice, ricoperto da fibrille e striature in basso, all'inizio pieno, presto fistoloso, di colore
completamente bianco, base di uguale spessore o soltanto leggermente allargata, ricoperta
da feltro miceliare di bianco.

Carne poco carnosa e acquosetta nel pileo, fibrosetta nello stipite, di colore bianco ghiaccio in ogni
sua parte, leggermente ingrigente nella porzione pileica. In exsiccata, i basidiomi, compresi gli stipiti,
assumono una colorazione molto scura (marrone tabacco).

Odore e sapore non significativi.

Osservazioni
P. spadicea fa parte di un ristretto gruppo di Psathyrella possedenti cistidi imeniali metuloidi e muricati,
cioè, a parete relativamente spessa e con presenza di cristalli di ossalato di Calcio.

Sistematicamente, trova collocazione nel Sottogenere Psathyra (Fr.) Singer ex Kits van Wav.,
Sezione Spadiceae (Morg.) Kits van Wav., assieme ad altre sei specie, con caratteristiche simili,
che di seguito andiamo ad elencare brevemente.

P. cernua (Vahl) M.M. Moser; P. pygmaea (Bull.) Singer; P. olympiana A.H. Sm.; P. spintrigeroides P.D. Orton,
possiedono, tutte, spore con evidente poro germinativo e quindi non creano grossi problemi distintivi.

P. sarcocephala (Fr.) Singer 1951, considerata conspecifica con P. spadicea", (Vašutova, Antonin, Urban 2008):
si contraddistinguerebbe per possedere spore distintamente pigmentate (rosso-brune al microscopio).

P. variata A.H. Sm. 1972, "anch'essa, ultimamente, considerata conspecifica di P. spadicea",
(Vašutova, Antonin, Urban 2008), si differenzierebbe per possedere dei peli lunghi fino a 150 µm,
posti al margine della superfice pileica.

Nella raccolta da noi presa in esame, segnaliamo la presenza di peli pileici marginali, al pari di quanto
descritto nello studio della Proff.sa (Vašutova 2008), condividendone le ipotesi determinative.

 

Psathyrella prona var. utriformis Kits van Wav. 1972

Piccolo fungo trovato a Prati Cantieri di Pizzo Intermesoli e sapientemente determinato dal
Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

foto 800x536

Estratto dalla scheda del Forum:

Descrizione macroscopica
Pileo Ø 10-20 mm, all'inizio subemisferico, quindi campanulato, infine applanato, liscio,
fortemente igrofano, ocra-marroncino con l'umido, molto sbiadente con il secco privo di
tonalità rossastre, margine più scuro, marrone testa di moro, non striato. Velo appezzabile
ad occhio nudo sotto forma di resti fioccosi, posti soprattutto nella zona marginale.
Lamelle adnate, all'inizio grigiastre poi marroncine, quindi nerastre, intercalate da 1-3 lamellule,
filo lamellare bianco, privo di toni rossastri.
Stipite 30-40 x 1-2 mm, liscio, pruinoso all'apice, finemente fibrilloso in basso, esile, biancastro
in gioventù quindi concolore al pileo.
Carne esigua con odore e sapore non significativi.

Osservazioni: All'interno della sezione Atomatae, P. prona var. utriformis si differenzia da P. prona var. prona
e dalle sue forme: f . orbitarum e f. picta f. cana f. albidula, per avere pleurocistidi utriformi e cheilocistidi
pleurocistidioidi.
P. prona, pur non essendo un fimicolo specializzato, non disdegna simili ambienti, spesso la si ritrova
in prati concimati o addirittura su sterco fresco. Le nostre esperienza passate annoverano raccolte di
P. prona
f. albidula, su vecchio letame oramai degradato; P. prona f. cana, su terra nuda mista a stallatico;
P. prona var. utriformis, su sterco equino.
Psathyrella romagnesii Kits van Wav., Persoonia 7(1): 44 (1972), specie molto simile, si differenzia per le
spore più piccole ed i pleurocistidi subcapitulati.
Altre specie fimicole prese in considerazione:
Psathyrella hirta Peck, (1898) [1897] cistidi lageniformi con lungo e stretto collo e misure sporali minori.
Psathyrella stercoraria (2008), con filo lamellare sottolineato di rosso, cistidi lageniformi con lungo e stretto collo.
Psathyrella coprophila Watling, (1971) = Psathyrella fimetaria Watling, (1971), con spore a poro
germinativo obliquo.
C'è da rimarcare una particolarità, riscontrata nelle spore della raccolta in oggetto, esse, oltre a presentare
un profilo differente rispetto altre forme sopra citate, cioè, sono equilaterali sia viste di faccia che di profilo,
mentre nelle altre forme di P. Prona, da noi studiate in passato, si è sempre evidenziato un evidente profilo
subamigdaliforme, inoltre, quello che più ci ha incuriosito è stato il fatto che nelle spore in proiezione laterale
il poro germinativo si presenta leggermente obliquo, o per lo meno questa è stata la nostra impressione.
In passato abbiamo già esaminato la "presunta" specie in questione e, anche quella volta, abbiamo avuto la
medesima impressione riguardo al poro germinativo. A suo tempo ne avevamo ampiamente discusso nel
Forum di Micologia del Gruppo di Muggia e del Carso, convenendo (non senza qualche dubbio mai sopito),
che poteva trattarsi di aberrazione ottica. Ora, dopo aver esaminato approfonditamente questa raccolta,
i dubbi, se mai possibile, sono aumentati.
Quindi, appena avremo l'occasione, provvederemo a fare delle foto al SEM onde poterci sincerare se il poro
germinativo è effettivamente obliquo o meno.
Nel caso lo fosse, sarebbe da prendere in considerazione altra ipotesi determinativa, che altro non potrebbe
essere che Psathyrella coprophila Watling, Notes R. bot. Gdn Edinb. 31: 146 (1971) = Psathyrella fimetaria Watling,
Notes R. bot. Gdn Edinb. 31: 143 (1971), specie anch'essa con cistidi utriformi ma, soprattutto, con spore a
poro germinativo obliquo.
Segnaliamo la forma dei caulocistidi, alquanto singolare per una Psathyrella "da subcapitata a francamente
capitulata", particolarità che, di fatto, nelle raccolte di P. prona e relative varietà e forme che, in passato,
abbiamo avuto possibilità di studiare, non abbiamo mai riscontrato.
Per altro, nella sua monografia (Kits van Waveren, E. 1985), non considera i caulocistidi come elemento
tassonomico discriminante, ritenendoli troppo incostanti nelle forme e nelle misure. Probabilmente,
per questo fatto, nella bibliografia consultata, non abbiamo potuto ritrovare descritta tale caratteristica.

 

Psathyrella tephrophylla (Romagn.) Bon 1983

Un buon ritrovamento fatto convinto di trovarmi a fotografarmi la solita Psathyrella
mentre la specie che vi presento non è molto comune,determinazione eseguita con
successiva esauriente schede del solito Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

Foto 800x536

Estratto della scheda:

Quadro macroscopico della raccolta
Pileo 20-45 mm, all'inizio ottusamente conico, poi convesso, infine plano-convesso con umbone ottuso,
fortemente igrofano, da giovane di colore ocra-brunastro, più o meno acceso, in relazione alla percentuale
di umidità assorbita, con il secco tendente a schiarire su toni ocraceo grigiastri. Rivestimento pileico liscio o
appena finemente ruguloso al disco con l'umidità, striato per buona parte del raggio; non notati apparenti
resti di velo.
Lamelle moderatamente fitte, annesse allo stipite, intercalate da 1/3 lamellule, grigio chiaro da giovani,
bruno-nerastro a maturità; filo lamellare nettamente più chiaro.
Stipite 40-60 x 2-4 mm, cilindrico, leggermente allargato verso la base, all'inizio di colore bianco,
in seguito biancastro-ocraceo, leggermente striato nella porzione apicale, finemente fibrilloso in basso,
cosparso da scarsi residui velari di colore ocraceo, fragile e cavo.
Carne fragile ed acquosa, biancastra, inodore ed insapore.
Sporata non ottenuta.

Osservazioni
P. tephrophylla trova posto nel sottogenere Psathyra, sezione Spadiceogriseae, sottosezione Lutenses.
Si fa riconoscere, macroscopicamente, per il velo mai fortemente sviluppato e persistente, lo stipite di
colore bianco e privo di anello, la taglia medio-grande "per il genere" e le lamelle presto nere.
Microscopicamente, per la presenza di pleurocistidi utriformi e cheilocistidi pleurocistidioidi molto numerosi,
le cellule marginali da scarse a molto scarse, e per le spore con lunghezza media superiore a 10 µm.
La specie che più si avvicina ad essa è Psathyrella fusca (Schumach.) A. Pearson, (1952), la quale presenta
spore di piccola taglia, in media 7,5-8,4 x 4,5-4,7 µm e da numerose a molto numerose cellule marginali sul
filo lamellare (Kits Van Waveren 1985).

 
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